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22 giugno 2026

Passaggio

L'estate è già qui. La osservo muoversi tra le foglie degli alberi che passo a salutare ogni giorno.
Ogni giorno percorro la stessa strada, nel tempo che appartiene soltanto al movimento regolare delle gambe, all'aria che entra ed esce dai polmoni. La musica sta nelle cuffie, i passi si allungano uno dopo l'altro e io raggiungo il fiume dove mi fermo per qualche istante.
Il "mio" fiume è un fiume in mezzo al cemento, è verde e pesante. Eppure il rumore delle sue acque è leggero. Si adatta a ogni ansa e a ogni ostacolo.
Allontano la musica dalle orecchie, ascolto quella voce d'argilla per un po', come sempre.
Custodisco il momento come qualcosa di sacro.
Mi sfiora qualche passante. Comincia a fare caldo. Siamo in pochi su questo ponte. Un ragazzo che corre, una donna che fissa lo smartphone, un signore che taglia l'aria con la bici. Tutto questo mi appare come una strana forma di vicinanza. Ognuno si perde nel suo ritmo, in un ritmo collettivo.
Il mio ritmo fra poco si assesterà su altri passi, fra le studiate simmetrie delle ore da costruire poco a poco.
Mi aspettano dei giorni lunghi in cui inventare il tempo, poi gelati sciolti sulle dita e sguardi costanti, sguardi attenti. E quella dedizione dolce ed estenuante che basterà un sorriso a ripagare tutto. Tra poco le mie mani stringeranno costantemente altre mani, mani piccole che non stringono mai con la forza giusta: o troppo piano o troppo forte, fino a fare male. Mani che a volte si chiudono sulle orecchie e altre volte inseguono il riflesso del sole sull'acqua. E io dovrò essere una sponda, un argine morbido.
Davanti a me c'è la strada verso casa, il riverbero del caldo sull'asfalto. Raccolgo i miei pensieri e qualche sensazione da lasciare sulla pelle. Il fiume si fa distante alle mie spalle ma in qualche modo mi accompagna. Gli affido la mia estate e ciò che non so dire.




 

29 aprile 2026

Contorni familiari

Una sera, per caso, ho ritrovato un mio vecchio spazio web. Era collegato a una email ormai in disuso e lo avevo svuotato prima di andare altrove. La pagina era semplice, nei toni del viola. Ho sentito affiorare una sottile nostalgia. 
All'epoca conoscevo diversi blog, interagivo con molti di essi. Li ricordo quasi tutti; ricordo le persone, le loro storie. Quante di quelle persone, come me, si saranno spostate in un altro spazio. Forse converso con loro anche oggi e non lo so. Alcune avranno smesso di scrivere, altre avranno cambiato radicalmente vita. E chissà quale è stato l'ultimo post, l'ultima risposta prima di allontanarsi gli uni dagli altri, ignari.
Ho vestito questo blog con quella vecchia grafica. Riconosco dei contorni familiari, sensazioni che coincidono. 



24 dicembre 2024

Vento

Oggi il vento soffia forte tra gli alberi e per le strade.
Penso a una poesia di Eugenio Montale, che recita così:

"Oggi una volontà di ferro spazza l’aria,
divelle gli arbusti, strapazza i palmizi
e nel mare compresso scava
grandi solchi crestati di bava.

Ogni forma si squassa nel subbuglio
degli elementi; è un urlo solo, un muglio
di scerpate esistenze: tutto schianta
l’ora che passa: viaggiano
la cupola del cielo
non sai se foglie o uccelli – e non son più.

E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi
dei venti disfrenanti
e stringi a te i bracci gonfi
di fiori non ancora nati;
come senti nemici
gli spiriti che la convulsa terra
sorvolano a sciami,
una vita sottile, e come ami
oggi le tue radici."

Il vento sembra voler pulire ogni cosa. Ha un sapore di purezza. Sembra spazzare via i pensieri stanchi, le delusioni. E lasciare a rilucere solo ciò che è bello, come le connessioni inaspettate, come la connessione con il blogger Franco. Lo ringrazio anche qui, perché anche di queste "piccole" cose l'anima si nutre.
Oggi è il 24 di Dicembre. Ed io vi lascio i miei auguri di Buone Feste, sperando che vi portino serenità e calore. Tanti auguri a tutte voi, anime del web. 


08 luglio 2024

Solitudine e condivisione


 

 
"Un uomo può essere sé stesso soltanto quando è solitario. E se non ama la solitudine vuol dire che non ama la libertà. Perché è soltanto quando è solo che è davvero libero." 
Arthur Schopenhauer

"La felicità è reale solo se condivisa."
Christopher McCandless

Due citazioni che sembrerebbero in antitesi, anche se estrapolate da un contesto più ampio. Soffermandosi solo sulle righe citate, mi chiedo quale delle due frasi si avvicini maggiormente alla realtà. Davvero per sentirsi liberi bisogna essere soli? O la vita, senza condivisione, non è nulla?
Christopher McCandless era in cerca della libertà, ma solo in fin di vita si rese conto di qualcosa che gli mancava nel profondo. 
Io amo la mia solitudine, ma mi rendo conto di quanto sia bello condividere pezzi di vita con gli altri. Le relazioni sono per me arricchimento, anche quelle fugaci o quelle tortuose.
Eppure, non è forse vero che a volte per entrare in contatto con gli altri ci adattiamo, cerchiamo di sintonizzarci sulla stessa frequenza?  Sarà che ogni persona rivela in noi, magari anche inconsciamente, differenti sfumature. Questo può definirsi "mancanza di libertà"? Io credo di no.
E voi?
Cosa ne pensate?