05 novembre 2026

Solo noi

 


Le tue cose sono ancora tutte al loro posto, non ho toccato nulla. Perché tu sei ancora qui, parte di questa casa. Per me ci vivi ancora. 
Nonostante i giorni passino, non riesco a capire cosa sia successo. Perché adesso ci ritroviamo così lontani. Sembra una realtà parallela, qualcosa di profondamente sbagliato. Il mondo forse si accorgerà dell'enorme errore che ha fatto e ti riporterà indietro. 
Non faccio altro che cercarti in ogni dove. Non sono pazza se alcune coincidenze mi sono sembrate così incredibili. Eppure la mia mente è razionale e ci combatto ogni giorno. La verità è che mi è inconcepibile l'idea che tu non esista più, da nessuna parte. E mi dicono sei giovane, devi pensare alla tua vita, mi raccomando... ma la mia vita eri tu.
 
Tu ci sei, vero? 
 
Devo portarti quella foto, quella di te felice, davanti al mare. Con le parole che hai scritto tanti anni fa, che raccontano chi sei e che io ho sistemato accanto al tuo volto. Ma devo farlo da sola, non voglio che mi accompagni nessuno. Voglio che siamo solo io e te. 
Solo noi. 

27 settembre 2026

La luce

Chiedo scusa se sono sparita, se non ho risposto agli ultimi commenti. Si è spenta la luce nella mia vita, ho perso il mio compagno e adesso è tutto lontano e senza senso.

Troverò il modo di onorare tutto l'amore che mi è stato dato e che resta, ma per il momento ho bisogno di raccogliermi in me.

Vi abbraccio. 

 

 

22 giugno 2026

Passaggio

L'estate è già qui. La osservo muoversi tra le foglie degli alberi che passo a salutare ogni giorno.
Ogni giorno percorro la stessa strada, nel tempo che appartiene soltanto al movimento regolare delle gambe, all'aria che entra ed esce dai polmoni. La musica sta nelle cuffie, i passi si allungano uno dopo l'altro e io raggiungo il fiume dove mi fermo per qualche istante.
Il "mio" fiume è un fiume in mezzo al cemento, è verde e pesante. Eppure il rumore delle sue acque è leggero. Si adatta a ogni ansa e a ogni ostacolo.
Allontano la musica dalle orecchie, ascolto quella voce d'argilla per un po', come sempre.
Custodisco il momento come qualcosa di sacro.
Mi sfiora qualche passante. Comincia a fare caldo. Siamo in pochi su questo ponte. Un ragazzo che corre, una donna che fissa lo smartphone, un signore che taglia l'aria con la bici. Tutto questo mi appare come una strana forma di vicinanza. Ognuno si perde nel suo ritmo, in un ritmo collettivo.
Il mio ritmo fra poco si assesterà su altri passi, fra le studiate simmetrie delle ore da costruire poco a poco.
Mi aspettano dei giorni lunghi in cui inventare il tempo, poi gelati sciolti sulle dita e sguardi costanti, sguardi attenti. E quella dedizione dolce ed estenuante che basterà un sorriso a ripagare tutto. Tra poco le mie mani stringeranno costantemente altre mani, mani piccole che non stringono mai con la forza giusta: o troppo piano o troppo forte, fino a fare male. Mani che a volte si chiudono sulle orecchie e altre volte inseguono il riflesso del sole sull'acqua. E io dovrò essere una sponda, un argine morbido.
Davanti a me c'è la strada verso casa, il riverbero del caldo sull'asfalto. Raccolgo i miei pensieri e qualche sensazione da lasciare sulla pelle. Il fiume si fa distante alle mie spalle ma in qualche modo mi accompagna. Gli affido la mia estate e ciò che non so dire.