L'estate è già qui. La osservo muoversi tra le foglie degli alberi che passo a salutare ogni giorno.
Ogni
giorno percorro la stessa strada, nel tempo che appartiene soltanto al
movimento regolare delle gambe, all'aria che entra ed esce dai polmoni.
La musica sta nelle cuffie, i passi si allungano uno dopo l'altro e io
raggiungo il fiume dove mi fermo per qualche istante.
Il "mio" fiume è
un fiume in mezzo al cemento, è verde e pesante. Eppure il rumore delle
sue acque è leggero. Si adatta a ogni ansa e a ogni ostacolo.
Allontano la musica dalle orecchie, ascolto quella voce d'argilla per un po', come sempre.
Custodisco il momento come qualcosa di sacro.
Mi
sfiora qualche passante. Comincia a fare caldo. Siamo in pochi su
questo ponte. Un ragazzo che corre, una donna che fissa lo smartphone,
un signore che taglia l'aria con la bici. Tutto questo mi appare come
una strana forma di vicinanza. Ognuno si perde nel suo ritmo, in un
ritmo collettivo.
Il mio ritmo fra poco si assesterà su altri passi, fra le studiate simmetrie delle ore da costruire poco a poco.
Mi
aspettano dei giorni lunghi in cui inventare il tempo, poi gelati
sciolti sulle dita e sguardi costanti, sguardi attenti. E quella
dedizione dolce ed estenuante che basterà un sorriso a ripagare tutto.
Tra poco le mie mani stringeranno costantemente altre mani, mani piccole
che non stringono mai con la forza giusta: o troppo piano o troppo
forte, fino a fare male. Mani che a volte si chiudono sulle orecchie e
altre volte inseguono il riflesso del sole sull'acqua. E io dovrò essere
una sponda, un argine morbido.
Davanti a me c'è la strada verso
casa, il riverbero del caldo sull'asfalto. Raccolgo i miei pensieri e
qualche sensazione da lasciare sulla pelle. Il fiume si fa distante alle
mie spalle ma in qualche modo mi accompagna. Gli affido la mia estate e
ciò che non so dire.
Visualizzazione post con etichetta Fogli Sparsi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fogli Sparsi. Mostra tutti i post
22 giugno 2026
Passaggio
22 maggio 2026
Senza forzare nulla
Oggi è tornato il sole. C'è un leggero vento. Le strade sono assolate, fa caldissimo. Mi prendo cura dei fiori in balcone, con il rumore della città di sottofondo. Non ho mai avuto il pollice verde, ma adesso mi impegno. Mia madre ha preso delle piantine dalla montagna, per trapiantarle qui, e me ne ha date due. Non avrei voluto che venissero tolte dal posto in cui sono nate, a cui appartenevano. Non strappo nessun fiore, sto insegnando a mia figlia a non farlo, non voglio nemmeno i fiori recisi. Però il suo è stato un pensiero gentile. Un pensiero per me. Ora sono qui, nel loro vaso. Sembrano crescere bene. Le guardo e mi sento in qualche modo più vicina al mio posto del cuore. Mi sembra di sentirne i profumi, i suoni lievi della natura, il silenzio.
Ultimamente ho conosciuto alcune belle persone. Persone che sento affini. Che mi hanno fatto respirare aria buona, nuova, pulita. Mi piacerebbe molto averle più vicine, ma recenti delusioni da parte di altri mi hanno fatta chiudere forse più del dovuto. Così mi muovo senza fare rumore, senza osare. Resto ad osservare, ad ascoltare. Lascio che tutto scorra un po' da sé, senza forzare nulla, senza fare il passo più lungo della gamba.
29 aprile 2026
Contorni familiari
Una sera, per caso, ho ritrovato un mio vecchio spazio web. Era collegato a una email ormai in disuso e lo avevo svuotato prima di andare altrove. La pagina era semplice, nei toni del viola. Ho sentito affiorare una sottile nostalgia.
All'epoca conoscevo diversi blog, interagivo con molti di essi. Li ricordo quasi tutti; ricordo le persone, le loro storie. Quante di quelle persone, come me, si saranno spostate in un altro spazio. Forse converso con loro anche oggi e non lo so. Alcune avranno smesso di scrivere, altre avranno cambiato radicalmente vita. E chissà quale è stato l'ultimo post, l'ultima risposta prima di allontanarsi gli uni dagli altri, ignari.
Ho vestito questo blog con quella vecchia grafica. Riconosco dei contorni familiari, sensazioni che coincidono.
24 dicembre 2024
Vento
Oggi il vento soffia forte tra gli alberi e per le strade.
Penso a una poesia di Eugenio Montale, che recita così:
"Oggi una volontà di ferro spazza l’aria,
divelle gli arbusti, strapazza i palmizi
e nel mare compresso scava
grandi solchi crestati di bava.
Ogni forma si squassa nel subbuglio
degli elementi; è un urlo solo, un muglio
di scerpate esistenze: tutto schianta
l’ora che passa: viaggiano
la cupola del cielo
non sai se foglie o uccelli – e non son più.
E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi
dei venti disfrenanti
e stringi a te i bracci gonfi
di fiori non ancora nati;
come senti nemici
gli spiriti che la convulsa terra
sorvolano a sciami,
una vita sottile, e come ami
oggi le tue radici."
Il vento sembra voler pulire ogni cosa. Ha un sapore di purezza. Sembra spazzare via i pensieri stanchi, le delusioni. E lasciare a rilucere solo ciò che è bello, come le connessioni inaspettate, come la connessione con il blogger Franco. Lo ringrazio anche qui, perché anche di queste "piccole" cose l'anima si nutre.
Oggi è il 24 di Dicembre. Ed io vi lascio i miei auguri di Buone Feste, sperando che vi portino serenità e calore. Tanti auguri a tutte voi, anime del web.
08 luglio 2024
Solitudine e condivisione
"Un uomo può essere sé stesso soltanto quando è solitario. E se non ama la solitudine vuol dire che non ama la libertà. Perché è soltanto quando è solo che è davvero libero."
Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer
"La felicità è reale solo se condivisa."
Christopher McCandless
Due citazioni che sembrerebbero in antitesi, anche se estrapolate da un contesto più ampio. Soffermandosi solo sulle righe citate, mi chiedo quale delle due frasi si avvicini maggiormente alla realtà. Davvero per sentirsi liberi bisogna essere soli? O la vita, senza condivisione, non è nulla?
Christopher McCandless era in cerca della libertà, ma solo in fin di vita si rese conto di qualcosa che gli mancava nel profondo.
Io amo la mia solitudine, ma mi rendo conto di quanto sia bello condividere pezzi di vita con gli altri. Le relazioni sono per me arricchimento, anche quelle fugaci o quelle tortuose.
Eppure, non è forse vero che a volte per entrare in contatto con gli altri ci adattiamo, cerchiamo di sintonizzarci sulla stessa frequenza? Sarà che ogni persona rivela in noi, magari anche inconsciamente, differenti sfumature. Questo può definirsi "mancanza di libertà"? Io credo di no.
E voi?
Cosa ne pensate?
13 giugno 2024
Di notte
Ho fatto un sogno.
Tornavo nel mio liceo, di notte.
I corridoi e le aule deserte, nella penombra della luce notturna, riflettevano nei miei occhi il fascino dei luoghi spogliati dal chiasso del giorno, in un silenzio abbacinante. Percorrevo ogni ambiente immaginando che fosse un'entità viva, senziente, che mi accoglieva nei suoi spazi intimi. Mi sembrava di sentire il suo respiro regolare farsi strada attorno a me, circondarmi.
Ci avete mai pensato? A quanto siano diversi i luoghi di notte, quando il rumore resta solo un'eco sospesa nell'aria? E in quel silenzio, qualcosa continua a pulsare ancora, come se una qualche energia fosse rimasta appiccicata alle pareti, alle porte, tra gli oggetti riposti. Quasi come fosse un mondo parallelo, senza tempo, dove parole e gesti si sciolgono e dissolvono, fondendosi con l'ambiente circostante.
25 febbraio 2024
Odore di legna che brucia
Se dovessi associare al ricordo di quel luogo un odore, sarebbe l'odore della legna che brucia. Ne basta un lieve sentore e mi immagino lì, mi sembra di esserci davvero.
Quell'odore ne evoca a ruota mille altri. E allora mi arriva alla mente l'odore delle estati e il suono delle risa, le ruote delle biciclette veloci per le strade in mezzo ai campi. E poi scampoli di stagioni, i colori rossi dell'autunno, il profumo di un bosco inzuppato di pioggia, umido di nebbia, immerso in un'aria fredda e pura. Immagino questo bosco che poi si copre di neve silenziosa e immagino i miei passi che rompono il silenzio.
E poi una casa, l'odore antico delle cantine, le scale alte di pietra, sbeccate in cima; un camino con un fuoco che crepita, io che leggo un libro davanti a quel camino, la sala da pranzo, le travi sul soffitto, le foto alle pareti, la nostra stanza, il tepore delle coperte e il loro profumo di lavanda.
Di quella casa ho dei sassi con me. Non so dire a quale stanza appartenessero, ma di sicuro si trovavano lì, in quel perimetro dove un tempo sorgevano le mura. Immagino che quei sassi sappiano ancora di me e della mia vita lì dentro, che ne conservino memoria.
Ci torno ancora in quel luogo, ci torno spesso. Perché la vita non si arrende, perché le montagne sono ancora così belle e sono come sorelle, nonostante tutto.
Iscriviti a:
Post (Atom)
-
Una sera, per caso, ho ritrovato un mio vecchio spazio web. Era collegato a una email ormai in disuso e lo avevo svuotato prima di andare al...
-
L'estate è già qui. La osservo muoversi tra le foglie degli alberi che passo a salutare ogni giorno. Ogni giorno percorro la stessa str...






